lunedì 23 aprile 2012

La qualità del servizio scolastico quale obiettivo strategico sul quale impostare l’intero processo educativo - di Giovanna D'Onghia

L’idea di un sistema scolastico di “qualità” era già insito nell’intenzione del legislatore all’atto dell’emanazione dello “Schema di regolamento relativo all’autonomia scolastica” (art. 21 L. 59/97). La volontà di attribuire personalità giuridica alle istituzioni scolastiche e , quindi, una conseguente e progressiva autonomia presupponeva la necessità, per quest’ultima, di offrire servizi di qualità per la propria utenza. Tale intento risulterà più chiaramente esplicitato nella successiva Direttiva n° 307 del 21 maggio 1997 con la quale il Ministero della Pubblica Istruzione istituiva presso il CEDE (ora INVALSI) IL “Sistema Nazionale per la Qualità dell’Istruzione” a cui avrebbe affidato successivamente la definizione degli “Standard di qualità” (come si evince dagli articoli 10 e 11 del DPR 275/99).
 Ciò che, in forma ibrida e ancora non ben definita, si chiedeva alle istituzioni scolastiche era la possibilità di ottenere risultati efficaci in termini di conoscenze e competenze da parte della propria utenza. In altri termini, per l’Istituzione scolastica diventava necessario adottare piani finalizzati a ciò che il mondo dell’impresa chiamava “customer  satisfaction”. Il concetto di qualità entrava a pieno titolo a far parte del mondo della scuola e la Nota Ministeriale del 9/1/2001, avente per oggetto la “qualità del sistema di istruzione e il relativo percorso”, ne era la testimonianza documentale. Il percorso che la suddetta nota proponeva non era cosa da poco: apertura all’esterno, dismissione dell’autoreferenzialità della scuola, definizione della “missione” con le relative priorità, ecc. Andava ripensato tutto il sistema scuola, a partire da chi svolgeva funzioni di presidenza e direzione. I Presidi e i Direttori Didattici, così come inquadrati nel vecchio ordinamento, non avrebbero potuto mai gestire la Scuola che la società si apprestava a chiedere. Di lì a breve, infatti, nell’ambito della normativa relativa all’ordinamento del  lavoro alle dipendenze del pubblico impiego (D.lgs. 165/2001) fu istituita la figura del Dirigente Scolastico (art. 25) che andava a sostituire i vecchi presidi e direttori didattici. E’ proprio a questa nuova figura venivano attribuite funzioni relative alla promozione di interventi finalizzati ad “assicurare la qualità” dei processi formativi (comma 3 del citato articolo). Per il Dirigente Scolastico la qualità, quindi, diventava uno degli obiettivi strategici sul quale impostare l’intero processo educativo. Sono trascorsi ormai dieci anni dalla promulgazione del suddetto decreto, ma è più che mai attuale. E’ necessario partire dal presupposto che la funzione del Dirigente Scolastico è atipica rispetto ad altre funzioni dirigenziali della Pubblica Amministrazione; infatti, si basa non su un rapporto di tipo gerarchico-burocratizzante, piuttosto su una struttura a “legame debole”, così come definita da Weick; pertanto, affinché l’istituzione scolastica che dirige raggiunga gli standard di qualità richiesti dal territorio e dalla normativa, il Dirigente Scolastico deve tenere conto di una serie di fattori atti a favorire il suddetto successo. Innanzitutto dovrà garantire che l’alunno e la sua famiglia siano il reale centro dell’azione didattica e formativa; tale azione dovrà poter essere misurata in termini di trasferibilità delle competenze maturate. Va ricordato, in tal senso, che non si parla di competenze generiche, ma delle otto competenze chiave contenute nella  Raccomandazione europea del 18/12/2006 relativa alle “competenze chiave per l’apprendimento permanente”. Il Dirigente Scolastico dovrà, inoltre, offrire e garantire un servizio efficiente e produttivo favorendo l’ottimizzazione dei tempi, degli strumenti e, soprattutto, delle risorse. Non potrà mancare naturalmente l’azione di controllo che il Dirigente Scolastico andrà a svolgere direttamente o attraverso quel personale che egli stesso avrà scelto e delegato a tal uopo (come prescritto dall’art. 25 comma 5 del D.lgs. 165/2001). Naturalmente il controllo sarà finalizzato a valutare i livelli di efficienza e di efficacia sia del prodotto, sia del processo attivato. I fattori per un servizio di buona qualità individuati non potranno, comunque, in nessun caso, prescindere da un “fattore prioritario” quale la comunicazione. E’ importante, in tal senso, ricordare il ruolo a legame debole del Dirigente Scolastico; il successo della sua azione dirigenziale sarà, infatti, legato alla capacità dello stesso di raccordare tutte le componenti dell’istituzione scolastica in chiave comunicativa. Il contesto scolastico, che è costituito da persone (alunni, insegnanti, collaboratori scolastici, personale di segreteria) realizza il proprio comportamento interattivo prioritariamente attraverso la comunicazione: se questa è di buon livello si ottiene un servizio di qualità. Nella scuola della qualità comunicativa la parola d’ordine diventa “compartecipazione”; tutto è messo a disposizione di tutti: idee, progetti, attività, esiti della formazione, richieste e offerte. Una scuola che funziona sul piano della comunicazione interna è certamente aperta ad inferenze e collaborazioni con il territorio e con il mondo del  mercato. Il Dirigente Scolastico riesce ad instaurare un rapporto di qualità comunicativa all’interno della istituzione scolastica che dirige quando gli obiettivi sono condivisi, i ruoli sono ben definiti, le assunzioni di responsabilità sono chiare; vi è, quindi, la consapevolezza,  di ciascun componente l’istituzione, di perseguire uno scopo comune: quello, appunto, di produrre un servizio di qualità esplicantesi nella capacità dell’allievo di sapere, saper fare e saper essere. A tal fine è  compito del Dirigente Scolastico potenziare le capacità organizzative e formative dell’istituzione scolastica, valorizzare il pieno utilizzo delle risorse disponibili, promuovere la cultura del servizio, stimolare lo sviluppo di professionalità capaci di programmare, gestire, controllare e misurare il processo formativo. Sono tanti, quindi, gli indicatori che permettono di individuare i risultati di una istituzione scolastica in termini di qualità. A cominciare dalla struttura stessa (efficienza dei laboratori, disposizione degli ambienti, attuazione delle norme di sicurezza), per passare poi alla motivazione dei docenti a formarsi o auto formarsi in rapporto alle reali esigenze della scuola di appartenenza. Indicatori fondamentali risultano essere la Carta dei servizi, il Contratto Formativo, il Regolamento d’Istituto, lo Statuto degli studenti , il Programma Annuale,la periodica relazione del Dirigente Scolastico sulla direzione e il coordinamento dell’attività, in quanto documenti pubblici e quindi attestanti la reale attività dell’istituzione scolastica. Un’attenzione particolare va rivolta al POF, il quale, in quanto carta d’identità della scuola (DPR 275/99 art. 3), è il documento della scuola più visibile all’esterno, quindi più soggetto a valutazione anche da parte delle famiglie e degli enti locali i quali, vale la pena ricordarlo, partecipano alla predisposizione dello stesso. Ciò che non si evince dai documenti si ricava dalle azioni. Una scuola di qualità è una scuola che dedica un’adeguata programmazione all’accoglienza e all’integrazione degli alunni e che riesce a rendere i propri  spazi e attività realmente inclusivi, garantendo così il diritto allo studio sancito dal dettato costituzionale. Alla base di tale successo, però, è chiaro che non ci può essere soltanto l’istituzione scolastica, ma il contributo costante e puntuale delle famiglie e degli enti locali, la quale cosa fa sì che l’accoglienza sia il risultato di un rapporto di reciprocità estesa e diffusa. La scuola che risponde alle richieste del territorio è certamente una scuola di qualità poiché oltre ad essere in linea con le indicazioni ministeriali, dichiara in tal modo il suo essere parte del territorio negli aspetti che le sono peculiari. Se il territorio chiede l’apertura pomeridiana della scuola, quest’ultima è tenuta a garantirne il servizio e ad offrirlo previa adeguata programmazione: quel territorio, infatti, non ha bisogno di una “scuola parcheggio”, ma di una istituzione che possa garantire formazione in qualsiasi ora del giorno. Tutto ciò promuovendo anche accordi con l’associazionismo di zona e con le altre scuole presenti e adottando tutte le forme di flessibilità oraria necessarie (art. 5 e 7 DPR 275/99). Se la scuola sarà riuscita a produrre qualità i risultati dei rilevamenti degli apprendimenti, somministrati dagli agenti esterni, saranno sicuramente positivi. Proprio questo è, infatti, l’intento del Sistema Nazionale di Valutazione: innalzare e armonizzare nel Paese il livello di conseguimento degli esiti di apprendimento (Precisazioni per l’a.s. 2010/2011 relativi alla rilevazione degli apprendimenti. Nota MIUR prot. 2792). Ogni istituzione scolastica sviluppa la propira attività formativa in funzione di un progetto educativo condiviso. Il cardine di tale progetto dovrà inserirsi nel più ampio programma europeo di educazione permanente basato sull’idea che le persone costituiscono la risorsa più importante per l’Europa (Consiglio Europeo di Lisbona/2000). Se la scuola vuole, quindi, formare “persone” deve necessariamente investire nella qualità del proprio servizio al fine di ottenere successo formativo. Deve essere questo l’obiettivo strategico e primario del Dirigente Scolastico che vuole portare gli alunni della scuola che dirige a raggiungere gli obiettivi stabiliti a Lisbona dalla Commissione europea nel 2010.

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