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L’Opinione pubblica (breve excursus storico) - di Giovanna D'Onghia


Negli ultimi anni si nota un’acuirsi dell’interesse di molti intellettuali nei confronti della “comunicazione” vista sotto diversi aspetti, dall’ambito sociologico, a quello politico, a quello pedagogico. Non si può, però, introdurre un discorso che abbia per argomento la comunicazione esulando dall’analisi del concetto di “Opinione Pubblica”.
Tale concetto  ha assunto diverse connotazioni a seconda del punto di vista dalla quale è stato analizzato.
 Alcuni  esponenti della Scuola di Francoforte (Mills e Baudrillard ) hanno sostenuto che non si può parlare di opinione pubblica cercando di farne un’analisi “razionale”,  poiché le masse sono facilmente manipolabili dai mezzi di comunicazione.
All’opinione pubblica studiosi come Luhman attribuiscono il solo merito di indirizzare e orientare le scelte relative ai temi principali dei quali discutere.
Tali autori hanno affrontato il tema dell’opinione pubblica analizzandolo dal punto di vista sociologico; ma non in una prospettiva comunicativa.
L’opinione pubblica è vista come un elemento sociale da assecondare o da temere (a seconda delle circostanze e dei soggetti chiamati in causa). Non si tenta mai di affrontare il tema “opinione pubblica” pensando ad essa come un fattore comunicativo importante, un elemento di cambiamento, di crescita, di evoluzione da entrambe le parti: il politico teme l’opinione pubblica, pertanto la affronta utilizzando argomenti che ad essa piacciono; l’uomo di spettacolo sa che la sua carriera dipende dal gradimento dell’opinione pubblica, il sociologo considera l’opinione pubblica un sistema deviante e deviato di manipolazione.
Anche nell’ambito della Pubblica Amministrazione il fattore opinione pubblica è visto come il nemico, il responsabile di tutta la considerazione negativa di cui questo settore è pervaso. In virtù di ciò, fondamentale ruolo assume l’indagine conoscitiva, il sondaggio. In questo caso, si riesce a giungere ad una misurazione oggettiva della Opinione Pubblica (Robert K. Merton); ma tale misurazione è utilizzata a soli fini statistici, mai in una visione costruttiva finalizzata alla creazione di un dialogo comune reale.
Tutte le analisi sociologiche relative all’opinione pubblica svolte tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo si possono far confluire nell’opera incompiuta  di Weber “Economia e società”. In questo scritto, infatti, il sociologo tedesco relaziona la funzione dell’opinione pubblica all’assegnazione del potere politico, sostenendo l’importanza del ruolo “carismatico” dell’ azione di potere.
Anche  studiosi che sono venuti dopo Weber hanno fatto riferimento alla sua analisi, e per anni è stata considerata il punto di partenza per qualsiasi interpretazione sociologica. Si è giunti così ad attribuire al concetto di opinione pubblica una valenza sempre più negativa, a tal punto da negarne la sua validità critica e comunicativa.
Il completo superamento dell’impostazione weberiana lo si è avuto solo negli ultimi decenni del XX secolo, quando si è consolidata la tesi secondo cui l’opinione pubblica “va oltre la dimensione politica, investendo tutta la sfera sociale, si tratta di un insieme di valori e comportamenti che fanno interagire la sfera individuale con quella collettiva, e il cui prodotto di sintesi costituisce una potente autorità, capace di isolare chi non si conforma. Essa ha quindi una funzione di integrazione e legittimazione sociale.” E’ questo il risultato dell’analisi effettuata alla fine degli anni ’80 da Elisabeth Noelle-Neumann.




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