giovedì 19 luglio 2012

Lettera aperta al Ministro Profumo di Maria Paola Viale


Illustrissimo ministro della Pubblica Istruzione, dottor Francesco Profumo,
mi chiamo Maria Paola e sono un’insegnante di scuola primaria. Con questa mia lettera vorrei dare “voce” a tutti gli insegnanti del Bel Paese che per svariati motivi non riescono a farsi sentire.


Questa idea di scriverLe è nata dalla esigenza di voler capire come funziona la “Grande Macchina” della scuola nel caso in cui si presentasse l’eventualità di fare delle scelte da parte del dirigente scolastico nel determinare l’assegnazione delle classi prime ai futuri docenti a tempo indeterminato, soprannumerari e fuoriuscenti dalle classi quinte.
Gli ultimi governi, se non sbaglio, e in merito a questa delicata trattazione, si sono indirizzati verso un politica basata sul neologismo della “meritocrazia”, ma forse “l’applicazione” non ha avuto sempre un percorso fortunato perché è radicato ancora un sistema basato sul “collezionismo” dei punteggi.
Mi scuso per questo ultimo pensiero e non me ne vogliano i docenti che per tutta una vita hanno sostenuto la scuola con tutte le loro energie ma sono qui per raccontarLe, in maniera generale, senza fare precisi riferimenti per non deturpare la privacy di persone fisiche o istituzionali, la mia umile esperienza scolastica.
Insegno da anni in un piccolo comune ligure ed ho avuto la fortuna di accompagnare i miei adorati bambini in quinta, ottenendo non solo soddisfazioni didattiche ma soprattutto umane ed educative. Sono stati cinque anni splendidi: l’entusiasmo per questa “missione” mi ha spinto, come tanti, a dare il meglio di me stessa “crescendo” come insegnante e, soprattutto, come persona e sempre insieme al mio gruppo classe. Sono stati cinque anni di sacrificio benvoluto perché l’entusiasmo ha accompagnato tutto il grande progetto pensato e “cucito” a misura di ogni singolo alunno della classe stessa. Ho trasmesso, per quello che ho potuto, l’amore del sapere, la voglia di migliorarsi e la capacità di essere sempre solidali con chi ha più bisogno. Tutto questo l’ho potuto realizzare grazie anche all’ausilio di una collega speciale, con cui ho condiviso l’anno di formazione, la preparazione all’esame di idoneità, i problemi, le gioie e le soddisfazioni che questo lavoro può dare a ciascuno di noi. Insieme a lei ho trascorso le infinite giornate lavorative che non si limitavano ad un orario specifico. Cinque anni splendidi anche sotto questo punto di vista perché entrambe ci siamo sostenute quando, per esigenze di altri insegnanti del team, abbiamo sacrificato il nostro orario per avvantaggiare chi aveva bisogno  per esigenze di salute. Non ci siamo mai risparmiate: io mi occupavo della mia sezione e lei si occupava dell’altra. Tutto ciò ha condizionato però il nostro lavoro portandoci a “scendere” in campo tutti i giorni senza mai fare assenze per ben cinque anni. Ovviamente, la nostra salute ci ha sostenuto anche se le volte che avevamo qualche linea di febbre o altro malessere ci ha portato a “guarire in piedi” e ad essere sempre presenti per non pesare su docenti con una salute più cagionevole.
Comunque, anche la burocrazia ha fatto sentire il suo peso, perché occuparsi interamente dei documenti di una classe, da sola, con in aggiunta la prevalenza non è stato facile. Ovvio, che tutto questo ha generato ore, ore di lavoro fuori dall’orario ordinario prestabilito dal contratto nazionale. Con questo non è mia intenzione fare alcuna rivendicazione in merito a questa argomentazione.
Tutte e due, comunque, abbiamo sempre guardato verso il futuro, nonostante i “tagli” ci avessero “confezionato” una posizione poco comoda e, la voglia di migliorarsi con corsi di aggiornamento,  a volte autofinanziati , è sempre stata al primo posto. Ma la formazione non si è mai fermata:  quando in classe 4^ mi trovai di fronte all’esigenza di preparare lezioni più mirate all’individualità dei bambini, io partecipai al corso di formazione per l’insegnamento di lingua inglese, facendo cambi orari, nonostante fosse un mio pieno diritto parteciparvi durante il mio orario scolastico, ma non volevo che i miei bimbi venissero penalizzati dalla mia assenza, visto che la conseguenza sarebbe stata: far migrare gli stessi in altre classi partecipando a lezioni che non sarebbero state consone alla loro età scolastica.
Ancora i “tagli” avevano condizionato, sin dalla classe prima, l’assenza di compresenze ma nonostante ciò io e la collega di matematica non ci siamo mai lamentate e, tanto meno, preoccupate di recuperare le ore di gite o di uscite didattiche. Tutto quello che ho raccontato è solo una piccola dimostrazione di come una parte di docenti della scuola “impronta” il proprio lavoro per dare la possibilità alle nuove generazioni di trovare la “forza” di andare avanti nella vita facendo “sacrifici” che poi possono essere ricompensati con grandi soddisfazioni. Ricordiamo che l’insegnante, oltre ad “essere un didatta” è, soprattutto, un esempio di comportamento verso i nostri alunni che ricercano in noi modelli da seguire.
Tutto questo ha senz’altro prodotto soddisfazione, positività tra le famiglie e alunni. Purtroppo, finendo questa esperienza è finita anche la possibilità di poter ri-progettare, dopo i cinque anni, una nuova classe prima, ritoccando, migliorando il proprio stile di  insegnamento tenendo conto dei singoli individui. Proprio in merito alla metodologia, mi avvicinai alla Didattica Mentalista e, nonostante fosse un diritto legittimo, partecipai al Convegno riuscendo  a scambiare i turni in modo che i bimbi non venissero divisi.  Così, a Massa partii da “sola” nonostante feci avere alla mia istituzione scolastica sia la locandina-invito e sia la richiesta scritta di partecipazione. Giù, conobbi un ambiente diverso ma nello stesso unico e raro, fatto di insegnanti preparati, “aperti” e motivati. Ritornai a “casa” con un “ricarica formativa” speciale e ritrovai riscontro positivo solo nei miei bimbi, nei miei genitori e nella mia collega! Ma comunque non mi arresi pensando in continuazione che ci sarebbe voluto il suo tempo di “maturazione”. Nonostante, le giornate di giugno e luglio fossero state calde , aspettai  un riscontro “ufficializzato” ma fui  di nuovo io a dover fare il primo passo. Arrivai alle conclusioni che forse non sono il tipo di potermi relazionare con i miei superiori anche se in quella occasione diedi una nota di “prestigio” alla mia istituzione scolastica.
Comunque è dovere dell’insegnante professionale non farsi “abbattere” ed è per questo che cominciai, insieme alla mia collega, a pensare alla mega progettazione di una possibile classe prima !
Eppure, sommate tutte le cose, se vi fosse stata una scheda di valutazione per la dedizione avrei potuto prendere tranquillamente nove. Qui, allora, vorrei soffermarmi un momento per capire se il modo con il quale ho proceduto poteva portare frutti “buoni” o “cattivi”.
Purtroppo, anche nella scuola, vi possono essere molte contrapposizioni tra insegnanti e metodi e nella varietà si dovrebbe scendere sempre ad un compromesso ma è ben difficile che altri “tipi” di insegnanti  si mettano in discussione perché si credono perfetti. Questa categoria di insegnanti, in effetti, è quella che ha generato un “agonismo sleale” per l’accaparramento per la futura classe, generando comportamenti sleali, all’insegna dell’ipocrisia e della superficialità .
Illustrissimo dottor Profumo, ora mi trovo nella situazione che, a causa del mio esiguo punteggio, dato dal fatto che feci diverse esperienze educative non “a punteggio” , sono stata messa da parte dall’intraprendenza  esasperata di alcuni soggetti, che pur essendosi messi “in gioco” in questi anni  solo marginalmente, sia per tempo sia per scelta, sia per salute, ora sono convinti di avere la precedenza per il loro esclusivo punteggio.
Per carità, non lamento del fatto che questa possa essere una possibilità da adottare ma perché non prendere in considerazione anche la meritocrazia?
Si potrebbero  benissimo prendere in considerazione i seguenti  parametri:
  Curriculum formativo  in corso ( aggiornamenti istituzionali, partecipazione a convegni, formazione corsi Indire  ecc.);
  Valutazione sommaria dell’anno scolastico appena concluso ( relazionare con  documentazione attestata, ossia con l’inserimento “fisico” delle prove di verifica o con l’inserimento dei dati delle prove INVALSI ufficiali, da parte della segreteria scolastica firmato dal dirigente  per evitare possibili manipolazioni);
  Indagine  di preferenza delle famiglie interessate , ossia  una compilazione di un test, corredato da una commissione scolastica specifica, dove le famiglie, a titolo anonimo, possano esprimere le loro preferenze per tutelare il futuro della loro prole.
Pregiatissimo ministro, a ciascuno dei sopraccitati punti, potrei presentare , non per presunzione, risultati più che soddisfacenti perché nella mia azione didattica ho messo sempre al centro il bambino ed il suo modo esclusivo di apprendere.
Anche il rapporto della famiglie, in questi anni è sempre stato siglato dal rispetto reciproco e laddove vi potevano essere state delle incomprensioni si è cercato di chiarire  ma sempre ascoltando la parte avversa.
Penso che, qualsiasi insegnante, che si trovi nella mia medesima posizione, possa “calarsi” in questa situazione incresciosa. Purtroppo,  a un mese e mezzo dell’inizio del nuovo anno scolastico mi sento “messa da parte” perché nonostante si fosse chiesto, insieme alla mia collega, di essere ricevute dall’istituzione scolastica, solo i colleghi con “più punti” sono stati privilegiati di questa possibilità, giocando quindi una “partita” non equilibrata e tanto meno corretta.
Purtroppo, questa esperienza non porta risultati psicologici appropriati ma penso che non bisogna arrendersi mai e che solo la correttezza e la “vera” professionalità possa far distinguere, con il tempo, “il docente professionista” dalla massa di docenti opportunisti ed arrivisti che confezionano esclusivamente punti di servizio “come fosse una raccolta a premi”.
Con la speranza che questa mia presente trovi riscontro, La ringrazio per avermi onorato della Sua attenzione.
Distinti saluti
Maria Paola

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