Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da dicembre 10, 2015

Tanto gentile e tanto onesta pare e Oltre la spera che più larga gira V...

XXVI

1 Questa gentilissima donna, di cui ragionato è ne le precedenti parole, venne in tanta grazia de le genti, che quando passava per via, le persone correano per vedere lei; onde mirabile letizia me ne giungea. E quando ella fosse presso d’alcuno, tanta onestade giungea nel cuore di quello, che non ardia di levare li occhi, né di rispondere a lo suo saluto; e di questo molti, sì come esperti, mi potrebbero testimoniare a chi non lo credesse.



2 Ella coronata e vestita d’umilitade s’andava, nulla gloria mostrando di ciò ch’ella vedea e udia. Diceano molti, poi che passata era: "Questa non è femmina, anzi è uno de li bellissimi angeli del cielo". E altri diceano: "Questa è una maraviglia; che benedetto sia lo Segnore, che sì mirabilemente sae adoperare!".



3 Io dico ch’ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti li piaceri, che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave, tanto che ridicere non lo sapeano; né alcuno era lo quale potes…

Seconda parte del commento e dell'analisi della Prima Ecloga dalle Bucol...

Sed tamen iste deus
qui sit, da, Tityre, nobis.
Ma tuttavia dicci, Titiro, chi
sia codesto dio (iste deus).
Ti.
Urbem quam dicunt
Romam, Meliboee, putavi stultus ego huic
nostrae similem, quo saepe solemus pastores ovium teneros depellere fetus. Sic canilibus catulos similis, sic matribus haedos noram, sic parvis
componere magna solebam. Verum haec tantum alias inter caput extulit urbes quantum lenta solent inter viburna cupressi.
Io ingenuo (stultus), o Melibeo, ritenevo (putavi) la città,
che chiamano Roma, simile a questa nostra (huic nostrae), dove spesso noi
pastori siamo soliti portare (depellere) i teneri feti (teneros fetus) delle
pecore (ovium). Così (Sic) simili ai piccoli cani (catulos), così sapevo
(noram) i capretti (haedos) alle madri, così ero solito paragonare (componere)
alle piccole cose (parvis) le grandi (magna). Ma (Verum) questa ha levato tanto
(tantum) il capo fra le altre città (alias inter urbes, anastrofe/iperbato),
quanto (quanto) di solito fanno i cipressi fra i fle…

La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso

Diciannovesimo capitolo de La vita nova di Dante. La poetica della lode ...

1 Avvenne poi che passando per uno cammino lungo lo quale sen gia uno rivo chiaro molto, a me giunse tanta volontade di dire, che io cominciai a pensare lo modo ch’io tenesse; e pensai che parlare di lei non si convenia che io facesse, se io non parlasse a donne in seconda persona, e non ad ogni donna, ma solamente a coloro che sono gentili e che non sono pure femmine. 2 Allora dico che la mia lingua parlò quasi come per se stessa mossa, e disse: Donne ch’avete intelletto d’amore. 3 Queste parole io ripuosi ne la mente con grande letizia, pensando di prenderle per mio cominciamento; onde poi, ritornato a la sopradetta cittade, pensando alquanti die, cominciai una canzone con questo cominciamento, ordinata nel modo che si vedrà di sotto ne la sua divisione. La canzone comincia: Donne ch’avete.
5 Donne ch’avete intelletto d’amore,
i’ vo’ con voi de la mia donna dire,
non perch’io creda sua laude finire,
ma ragionar per isfogar la mente.
Io dico che pensando il suo valore, 5

6 Amor sì dolce mi s…

Terzo capitolo de La vita nova di Dante Alighieri. A ciascun'alma presa ...

(II) Poi che fuoro passati tanti die, che appunto erano compiuti li nove anni appresso l’apparimento soprascritto di questa gentilissima, ne l’ultimo di questi die avvenne che questa mirabile donna apparve a me vestita di colore bianchissimo, in mezzo a due gentili donne, le quali erano di più lunga etade; e passando per una via, volse li occhi verso quella parte ov’io era molto pauroso, e per la sua ineffabile cortesia, la quale è oggi meritata nel grande secolo, mi salutoe molto virtuosamente, tanto che me parve allora vedere tutti li termini de la beatitudine. 2 L’ora che lo suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quello giorno; e però che quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire a li miei orecchi, presi tanta dolcezza, che come inebriato mi partio da le genti, e ricorsi a lo solingo luogo d’una mia camera, e puosimi a pensare di questa cortesissima. 3 [III] E pensando di lei, mi sopragiunse uno soave sonno, ne lo quale m’apparve una maravi…

Introduzione a La vita nova di Dante Alighieri

Primo e secondo capitolo de "La vita nova" di Dante Alighieri. Proemio e...

I. In quella parte del libro de la mia memoria, dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica, la quale dice: Incipit vita nova. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d’asemplare in questo libello; e se non tutte, almeno la loro sentenzia.
II. 1. Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare.
2 Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d’oriente de le dodici parti l’una d’un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono.
3 Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia.
4 In quello pu…